sabato 17 giugno 2017

Corso di Pittura Medievale


Il maestro iconografo Michele Antonio Ziccheddu, guiderà i partecipanti alla riscoperta delle antiche tecniche utilizzate dai grandi maestri del passato.
Iscrizioni aperte fino al 26 giugno. Il corso è a numero chiuso, per un massimo di 6 partecipanti.

Programma del corso:
Parte teorica: spiegazione delle tecniche e descrizione dei materiali utilizzati. Differenze tra iconografia cristiana e pittura a soggetto religioso.
Parte pratica: gessatura della tavola, doratura, pittura con la tempera all’uovo come da antica tradizione.
In questo corso si studierà il volto di un Angelo, particolare della Maestà del Duomo di Siena di Duccio di Buoninsegna.
Le lezioni si terranno a Mandas, presso la sede dell'Accademia Santu Jacu.
8/15/22 luglio dalle 09.30 alle 18.00 (13.00-14.00 pausa)
Pranzo al sacco.

Per informazioni su costi e iscrizioni:
Emanuela Giordano, responsabile del laboratorio
laboratorioeikon@gmail.com
Tel.389 2416642



lunedì 8 maggio 2017

Corso di Scrittura Narrativa


La scrittrice e sceneggiatrice Antonia Iaccarino terrà, presso l'Accademia Santu Jacu a Mandas, il primo corso di Scrittura Narrativa. 
"Si tratterà di un seminario particolare, che si servirà degli strumenti canonici della narrazione classica per guidare gli allievi alla composizione di racconti che indaghino la tragica dinamica tra caduta e riscatto umani a partire dai Dieci Comandamenti".

Il corso è a numero chiuso, massimo 7 persone.

Per informazioni su costi e modalità di iscrizioni, contattare direttamente la docente:
antoniaiaccarino70@gmail.com

venerdì 28 aprile 2017

Tecnica dell'icona - il tratteggio


Tra i diversi metodi di stesura del colore utilizzati dagli iconografi, alcuni sono caratterizzati da un uso del colore denso, simile a quello della pittura murale; altri sovrappongono velature trasparenti fino al raggiungimento della luminosità voluta, partendo dal punto di massima luce ed espandendosi verso l’esterno per creare le sfumature, in maniera simile alla tecnica dell’acquerello; altri metodi utilizzati dai maestri consistevano nello schiarimento delle carni mediante una trama di linee che partendo dalla zona di massima luce si allungavano verso le zone più scure, con un tratteggio incrociato e vario che poteva essere più o meno fitto e compatto a seconda della scelta dell’iconografo. Una tecnica quella del tratteggio, usata anche dai grandi pittori italiani del medioevo, faccio riferimento per esempio ai magnifici crocifissi di Cimabue o Giunta Pisano, giusto per fare due nomi illustri. Padroneggiare adeguatamente la tempera ad uovo, richiede una grande esperienza, sia nel mescolare in maniera corretta i pigmenti con l’emulsione, sia per stenderli sulla tavola. Si devono rispettare i tempi di asciugatura e sapere quando è il momento di fermarsi, per evitare danni irreparabili. Le fasi di pittura procedono per sovrapposizione e non, come capita in altre tecniche, per accostamento cromatico, di conseguenza l’iconografo già al principio del suo lavoro deve prevedere l’effetto finale che intende raggiungere, come e quanti passaggi deve sovrapporre per arrivarci. Tutto questo non è semplice e gli allievi che si accingono a dipingere un’icona ne fanno subito esperienza. I maestri iconografi, del passato come odierni, spesso usavano questi metodi insieme, ossia, per un certo passaggio usavano il guazzo, per un altro il metodo a membrana e per altre fasi di pittura un tratteggio più o meno fitto. Personalmente la mia scelta generalmente ricade sulla predominanza del “tratteggio largo” e ne ho fatto una caratteristica propria del mio “stile”. Questo amore è nato ormai tanti anni fa, quando sul Monte Athos, ho avuto il privilegio di visitare il “tesoro” del Monastero di Dionisiou, dove vengono conservate le opere, i documenti, le reliquie e le icone più antiche e preziose che normalmente non vengono mostrate al pubblico. Conoscevo già il tratteggio dalla scuola russa che in Italia predominava, ma quello che ho visto là, era diverso, raggiungeva una perfezione che andava oltre l’umano. Un’icona della Vergine Odighitria mi colpì particolarmente. L’intreccio delle linee formava minuscoli triangoli di una precisione incredibile, il ritmo, l’armonia, la luce, tutto esprimeva il divino. L’ordito delle linee sembrava un tessuto che si poteva vedere solo a distanza ravvicinata ma già ad uno o due metri formava un tutto luminoso. Fu per me un’illuminazione, capii che era in quella direzione che dovevo orientare i mie sforzi, esercizi e studi iconografici.

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